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L'Iraq, una pietra angolare della stabilità regionale

11/09/2021 - 10:24
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11.9.2021 – Blog dell'AR/VP – All'inizio della settimana mi sono recato in Iraq, per la prima volta in veste di AR/VP, per sostenere la stabilità e la sovranità del paese. Questa visita è avvenuta in vista delle elezioni che si terranno il mese prossimo e per le quali l'UE sta conducendo una missione di osservazione. In quanto UE abbiamo forti interessi nel contribuire a costruire un Iraq stabile e, durante la mia visita a Baghdad ed Erbil, ho sottolineato l'impegno e il sostegno dell'UE a favore delle ambiziose riforme richieste dal popolo iracheno.

"L'UE ha forti interessi nel contribuire a costruire un Iraq stabile e sostiene le ambiziose riforme richieste dal popolo iracheno."

Ciò che mi ha maggiormente colpito durante la visita in Iraq è stata la portata delle sfide che il paese si trova ad affrontare. La storia recente parla da sé. Ricordiamo tutti l'invasione a guida statunitense del 2003 e i disordini che il paese ha attraversato. Abbiamo poi assistito all'ascesa dell'ISIS, che nel 2014 è riuscito a prendere il controllo di gran parte dell'Iraq, condannando milioni di iracheni a vivere secondo regole medievali o a fuggire dalle loro case.

La riconquista, nel 2017, di Mosul e di altre zone controllate dall'ISIS ha consentito all'Iraq di riappropriarsi della sua piena sovranità, ma a che prezzo! Molti iracheni hanno perso la vita e molte città sono state in gran parte distrutte. In Iraq sono ancora troppi gli sfollati interni che non possono ritornare nelle loro case semplicemente perché non esistono più. A decenni di dittatura ferrea sotto Saddam Hussein sono susseguiti anni di frammentazione e disordini politici durante i quali il governo centrale non è stato in grado di garantire alla popolazione né sicurezza né servizi di base, lasciando campo libero alle milizie, che spesso operavano con un sostegno straniero.

"A decenni di dittatura sotto Saddam Hussein sono susseguiti anni di disordini politici durante i quali il governo centrale non è stato in grado di garantire alla popolazione sicurezza e servizi di base, lasciando campo libero alle milizie, che spesso operavano con un sostegno straniero."

Dalla sconfitta militare del Da'esh continuano a sussistere molti problemi: tensioni comunitarie, un livello preoccupante di corruzione, la mancata assunzione di responsabilità da parte dell'apparato statale, un'economia debole (secondo la Banca mondiale il PIL 2020 è ancora inferiore a quello del 1990), a cui si aggiungono un numero elevato di sfollati interni e pressioni migratorie. Questi fattori stanno compromettendo la stabilità dell'Iraq. Inoltre, queste difficoltà interne sono accentuate da tensioni regionali. Il paese è diventato uno dei principali campi di battaglia dell'antagonismo tra sunniti e sciiti nella regione, e per questo l'Iraq fatica ancora a trovare il suo posto nella regione del Golfo. L'Iraq trarrebbe vantaggio dall'allentamento delle tensioni nel Golfo e dal ritorno di tutte le parti nel PACG, come anche da una soluzione politica pacifica in Siria.

L'UE sostiene fermamente gli sforzi dell'Iraq volti a promuovere soluzioni regionali a tensioni regionali.

La nostra visita si è svolta in un momento importante proprio in considerazione di queste tensioni. La scorsa settimana, il 28 agosto, il governo iracheno ha riunito i leader regionali in occasione della conferenza di Baghdad, un'iniziativa volta a promuovere il dialogo e l'allentamento delle tensioni nei rispettivi territori. Il ruolo dell'Iraq è fondamentale per promuovere la sicurezza e la stabilità tra le potenze regionali: Iran, Regno dell'Arabia Saudita e Turchia. La conferenza le ha riunite tutte attorno allo stesso tavolo, il che non affatto scontato. Si tratta anzi di un importante risultato diplomatico del primo ministro Khademi: l'UE sostiene fermamente questi sforzi volti a promuovere soluzioni regionali a tensioni regionali. Progressi a livello regionale contribuirebbero a creare le condizioni che consentirebbero all'Iraq di liberare il proprio potenziale e di diventare un paese in grado di sfruttare gli ingenti proventi generati dal petrolio, di attuare riforme economiche e amministrative nonché di consolidare il suo sistema federale.

Il governo iracheno sta già lavorando alle tanto necessarie riforme socioeconomiche e di governance che il popolo iracheno richiede esplicitamente, come abbiamo potuto constatare durante i recenti movimenti di protesta. Queste riforme sono essenziali per iniziare a voltare pagina e porre fine alla cattiva governance, all'instabilità e alle ingerenze straniere, ma anche per garantire la sostenibilità finanziaria del paese e offrire opportunità di lavoro, soprattutto ai giovani. Considerando che il 60% degli iracheni ha meno di 25 anni, questo sarà uno dei compiti più urgenti del nuovo governo nazionale dopo le elezioni. L'UE ha investito 1,4 miliardi di EUR in Iraq dal 2014 e continuerà a sostenere gli sforzi volti a costruire un Iraq stabile, anche fornendo assistenza tecnica.

"Il dinamismo della società civile irachena è motivo di speranza per il futuro del paese. Ho insistito con le autorità sull'importanza di perseguire in modo approfondito gli atti di violenza contro gli attori della società civile."

Ho incontrato il presidente iracheno Barham Salih, il primo ministro Mustafa al-Kadhimi, il ministro degli Affari esteri Fuad Hussein, il presidente del parlamento Mohammed Al Halbousi nonché la rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l'Iraq e capo della missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq Jeanine Hennis-Plasschaert. Durante la visita sono stato particolarmente lieto di incontrare rappresentanti della società civile, delle organizzazioni per i diritti umani e dei movimenti di protesta per ascoltare le loro preoccupazioni e condividere idee su ciò che l'UE potrebbe fare. Il dinamismo della società civile irachena è motivo di speranza per il futuro del paese. I difensori dei diritti umani e gli attivisti politici iracheni lavorano ogni giorno per il futuro del loro "watan", la loro nazione, e i loro sforzi sono fondamentali per il consolidamento della stabilità politica ed economica dell'Iraq. Tuttavia, le continue violenze contro la società civile, gli attivisti politici e i giornalisti destano grande preoccupazione e ostacolano lo sviluppo del paese. Sia in occasione di contatti precedenti che durante questa visita ho insistito con le autorità sull'importanza di indagare e perseguire fino in fondo tutti gli atti di violenza contro gli attori della società civile.

La difficile situazione della sicurezza deve migliorare

Come UE, possiamo e intendiamo accompagnare e sostenere gli sforzi profusi dagli iracheni al fine di consolidare e rafforzare la stabilità, la sicurezza e la prosperità del loro paese. Per compiere progressi significativi, tuttavia, la difficile situazione della sicurezza deve migliorare. I civili iracheni continuano ad essere bersaglio di ignobili attacchi di Da'esh: solo la settimana scorsa abbiamo assistito all'ennesimo attentato mortale a Kirkuk. Anche altri soggetti criminali continuano a commettere atti di violenza. L'UE si impegna a favore della coalizione internazionale per combattere il Da'esh e sostiene la riforma del settore della sicurezza in Iraq attraverso le competenze della nostra missione consultiva dell'UE in Iraq (EUAM).

"Il 10 ottobre gli iracheni si recheranno alle urne, una tappa che dovrebbe rivelarsi importante per il consolidamento democratico del paese. Su richiesta del governo iracheno, stiamo conducendo una missione di osservazione elettorale."

Il 10 ottobre gli iracheni si recheranno alle urne. È fondamentale che queste elezioni siano libere e regolari e che l'affluenza sia elevata in tutto il paese. Nell'attuale contesto, le imminenti elezioni possono rivelarsi una tappa importante per il consolidamento democratico del paese. Allo scopo di sostenere questo percorso, e su richiesta del governo iracheno, stiamo conducendo una missione di osservazione elettorale che monitorerà l'intero processo e redigerà una relazione pubblica comprensiva di raccomandazioni.

Durante i miei incontri con le autorità abbiamo inoltre discusso dell'importante questione della migrazione. Ho ribadito il forte apprezzamento dell'UE per la decisione delle autorità di sospendere temporaneamente i voli verso la Bielorussia e ho chiesto che tale sospensione divenga permanente. È nel nostro comune interesse evitare la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso e proteggere le persone dallo sfruttamento delle reti criminali. Le autorità irachene sanno che si tratta di una questione che ci sta particolarmente a cuore e sono pronte ad approfondire il loro impegno concreto.

Da Baghdad a Erbil

Proseguendo la mia visita a Erbil, ho trasmesso gli stessi messaggi al presidente Nechirvan Barzani e ai leader della regione del Kurdistan iracheno, compresi il primo ministro Masrour Barzani e l'ex presidente Masoud Barzani. Anche in questa regione ho riscontrato gravi sfide: divisioni interne, la presenza di gruppi armati stranieri e ingerenze ricorrenti da parte dei paesi vicini. Le relazioni tra Baghdad ed Erbil sono vitali per la stabilità dell'Iraq e l'UE non può che sostenere e incoraggiare ulteriori interventi tesi a migliorarle.

"La regione del Kurdistan iracheno ha dato prova di enorme generosità dando rifugio a un numero così elevato di sfollati interni. Dal 2019 ad oggi, oltre 237 000 persone hanno beneficiato dei servizi di gestione dei campi finanziati dall'UE."

La regione del Kurdistan iracheno ha dato prova di enorme generosità dando rifugio a oltre due milioni di sfollati che nell'arco di soli sei mesi sono arrivati a rappresentare il 30% della popolazione, a dimostrazione dell'entità della sfida. Abbiamo cercato di aiutare le autorità della regione in questo sforzo: dal 2019 ad oggi 237 000 persone hanno beneficiato dei servizi di gestione dei campi finanziati dall'UE. Continueremo a sostenere progetti a favore dell'integrazione degli sfollati interni nelle comunità locali.

Proteggere il passato, orientarsi al futuro

Oltre alle riunioni ufficiali, a Baghdad ho visitato brevemente il Museo dell'Iraq, che è fra i più importanti al mondo: con un'esposizione che racconta 5 000 anni di storia della Mesopotamia, svolge un ruolo chiave nella tutela e nella valorizzazione del ricco patrimonio del paese. Sono lieto che la missione consultiva dell'UE collabori con il museo: è la prima missione dell'UE di gestione civile delle crisi a essere incaricata della protezione del patrimonio culturale.

A Erbil ho inoltre visitato il sito patrimonio mondiale della cittadella di Qelat, un altro straordinario luogo ricco di fascino e di storia, considerato il sito abitato in modo permanente più antico al mondo. Riceve sostegno da un progetto finanziato dall'UE volto a creare posti di lavoro nel settore del patrimonio culturale per i rifugiati siriani e gli iracheni vulnerabili.

La mia visita è stata ben accolta da tutti gli interlocutori e abbiamo ricevuto chiare richieste di un rafforzamento dell'impegno dell'UE in Iraq. Negli ultimi anni l'Iraq ha attraversato momenti molto difficili, fatti di guerre, violenze e conflitti, ma nutro speranze migliori per il suo futuro. Spetta ai cittadini e ai leader iracheni, ispirandosi alle radici storiche del paese, costruire uno Stato che possa contribuire a portare la pace nell'intera regione. L'UE è un partner impegnato al fianco degli iracheni per aiutarli a far sì che ciò si concretizzi.

 

 

 

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