Delegation of the European Union to Venezuela

La posta in gioco e le opzioni dell'UE in una regione del Golfo in divenire

30/09/2021 - 18:59
From the blog

30.9.2021 — Blog dell'AR/VP — Oggi ho iniziato un viaggio di quattro giorni nella regione del Golfo per visitare il Qatar, gli Emirati arabi uniti e l'Arabia Saudita. Questa regione dinamica si trova al centro di una trasformazione significativa che ci offre l'opportunità di sviluppare nuove forme di cooperazione.

"La regione del Golfo si trova al centro di una trasformazione significativa che ci offre l'opportunità di sviluppare nuove forme di cooperazione."

 

Recentemente, diversi avvenimenti hanno influenzato le dinamiche della regione: gli accordi di Abramo che hanno sancito la distensione tra Israele e alcuni Stati arabi, la fine dei dissidi tra alcuni Stati del Golfo che ha fatto uscire il Qatar dall'isolamento, la decisione dell'amministrazione Biden di ritornare a far parte dell'accordo sul nucleare iraniano e infine la situazione in Afghanistan.

 

"Recentemente, diversi avvenimenti hanno influenzato
le dinamiche della regione."

 

Inoltre, l'antagonismo con l'Iran ha preso il posto della questione palestinese come fattore principale di convergenza nella regione. L'attuale avvicinamento tra Israele e la regione del Golfo è in qualche modo un elemento nuovo rispetto alla storia. In effetti, l'Iran è stato tra i primi paesi a riconoscere Israele nel 1948; Israele a sua volta è stato il principale partner regionale dell'Iran per trent'anni, fino al 1979, quando il leader iraniano Khomeini ha confiscato l'ambasciata israeliana a Teheran e l'ha consegnata all'OLP. Il superamento dei dissidi attuali deve essere visto anche alla luce di questo grande cambiamento nella regione, in cui le divisioni si pagano a caro prezzo.

 

"Le divisioni si pagano a caro prezzo."

 

Allo stesso tempo, la Cina sta rafforzando il proprio ruolo nella regione; pur non dando ovviamente agli Stati del Golfo alcuna garanzia per la sicurezza, è però pronta a colmare il vuoto lasciato da altri. L'Europa sta avviando il Green Deal, gli Stati Uniti e altre economie sviluppate sono meno dipendenti dalle importazioni di petrolio dal Golfo e il mercato cinese vede aumentare sempre più la propria importanza.

Anche la Russia è consapevole delle opportunità offerte da questa nuova situazione, tanto da riallineare le proprie alleanze tradizionali, migliorare le relazioni con Israele e ricostruire il precedente sodalizio con l'Egitto. In primavera il ministro degli Esteri Lavrov ha visitato la regione. La Russia, d'altro canto, alleata della Siria e ancora di più dell'Iran, è ancora un concorrente nell'ambito dei combustibili fossili.

I paesi del Golfo stanno inoltre attraversando un periodo di riforme interne di portata storica. Tutti hanno una "visione" basata su economie diversificate, sempre più ecologiche e sempre meno dipendenti dagli idrocarburi, e governi e società maggiormente digitalizzati.

La posta in gioco è ovviamente rappresentata da contratti e opportunità di investimento, sia nei paesi del Golfo per le imprese europee che in Europa per i fondi sovrani del Golfo, che già detengono una quota impressionante dell'economia dell'UE.

 

"Uno degli obiettivi della mia visita è quello di capire come possiamo costruire un partenariato più forte con gli Stati del Golfo."

 

Durante il mio mandato ho iniziato a discutere con i miei interlocutori delle trasformazioni in corso nella regione del Golfo e più in generale nel Medio Oriente. Si tratta di una questione importante per l'Europa, anche perché incide sul posizionamento e sul coinvolgimento degli Stati del Golfo nei conflitti a noi più vicini, come quelli in Libia e in Siria. Per essere in grado di collaborare dobbiamo comprendere il loro punto di vista;

ciò mi porta al secondo obiettivo della visita, ovvero capire come possiamo costruire un partenariato più forte con gli Stati del Golfo. Ecco alcune tematiche e idee che cercherò di esplorare durante il viaggio.

  • L'UE come mercato importante per le energie rinnovabili.
    Anche se gli Stati del Golfo continuano a dipendere dalle esportazioni di petrolio e di gas, sono consapevoli che a un certo punto dovranno avviare una transizione per produrre energie rinnovabili. A loro disposizione hanno sole, vento e acqua in abbondanza, oltre ai finanziamenti necessari. Queste energie rinnovabili avranno bisogno di un mercato, ed è già chiaro che l'UE dovrà importare grandi quantità di energia elettrica e, a tempo debito, anche idrogeno verde (soprattutto se si considera l'attuale aumento dei prezzi dell'energia elettrica).
  • La sicurezza idrica nel Golfo come problematica reale e come possiamo dare una mano.
    I cambiamenti climatici nel Golfo sono una realtà caratterizzata da temperature spesso superiori ai 50 gradi che vanno di pari passo con l'esaurimento delle risorse di acqua dolce. Vi sono tutti i motivi per incoraggiare la cooperazione a fini di ricerca e misure pratiche di mitigazione e adattamento per affrontare i problemi connessi a tale situazione. Inoltre, dal momento che è probabile che il numero di catastrofi aumenti, la cooperazione nel settore della protezione civile sarà utile a entrambe le parti.
  • L'UE come fornitore di sicurezza cooperativa ("soft security").
    Un coinvolgimento dell'UE nelle tradizionali questioni "strategiche" del Golfo è poco probabile. Tuttavia, vi sono vari settori di sicurezza cooperativa che meritano di essere esplorati e che potrebbero agevolare l'allentamento delle tensioni e il rafforzamento della fiducia in tutta la regione. Un primo settore è quello della sicurezza marittima, ossia misure volte a facilitare il passaggio sicuro delle navi mercantili. L'UE potrebbe offrire maggiore assistenza tecnica per organizzare e gestire le trafficate rotte di navigazione nello stretto di Hormuz. Analogamente, l'UE potrebbe offrire un aiuto in materia di sicurezza nucleare, attingendo alle ampie competenze esistenti nell'ambito dell'Euratom. Abbiamo ad esempio un polo CBRN (biologico, chimico, radiologico e nucleare) negli Emirati arabi uniti, un centro di eccellenza che copre la regione.
  • Un percorso verso una responsabilità globale.
    L'UE è leader mondiale nell'assistenza umanitaria e allo sviluppo a livello internazionale e nella promozione del rispetto dei diritti umani. Sosteniamo fermamente le istituzioni internazionali come le Nazioni Unite e le soluzioni multilaterali. Gli Stati del Golfo sono sempre più interessati ad assumersi responsabilità globali e sono pronti ad impegnarsi con noi su questo tema. Al momento l'UE è impegnata in dialoghi sui diritti umani con tutti gli Stati del Golfo; questa settimana ne abbiamo avviato uno con l'Arabia Saudita. Si tratta di un settore in cui entrambe le parti hanno molto da guadagnare da una maggiore cooperazione.
  • L'UE come modello di pace e integrazione regionale.
    Anche se a volte la pace e la stabilità possono sembrare concetti scontati per noi europei, ciò non è necessariamente vero per gli Stati del Golfo. Il devastante conflitto nello Yemen in corso da sette anni ha causato una terribile crisi umanitaria. Negli ultimi anni gli impianti petroliferi sauditi sono stati ripetutamente oggetto di attacchi missilistici; le azioni e i tentativi di manipolazione attribuiti all'Iran sono una fonte costante di preoccupazione in vari Stati del Golfo. In questo momento l'idea che tale conflitto possa essere un giorno superato può sembrare lontana, ma lo stesso si può dire di molti altri conflitti che sono poi stati risolti. Si potrebbe prendere in considerazione l'esperienza CSCE/OSCE per la regione del Golfo; inoltre, la storia dell'integrazione europea è di per sé un esempio interessante di come la cooperazione economica possa instaurare un clima di fiducia e portare gradualmente a una maggiore integrazione politica.

Questi sono alcuni dei potenziali settori di cooperazione in cui l'UE potrebbe impegnarsi e che costituiscono il contesto della mia visita nel Golfo. Nei prossimi giorni discuterò con i miei interlocutori per capire come imbastire un'agenda comune, in particolare alla luce della crisi in Afghanistan, e come dialogare con i nuovi leader, tematica di cui cercherò di occuparmi nel prossimo post.

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