Delegation of the European Union to El Salvador and to the Central American Integration System (SICA)

La neutralità della Cina in termini di emissioni di carbonio nel 2060: un possibile fattore di cambiamento per il clima

23/10/2020 - 12:40
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22/10/2020 - Blog dell'AR/VP - Lo scorso mese il presidente Xi Jinping si è impegnato affinché la Cina diventi neutra in termini di emissioni di carbonio entro il 2060. L'annuncio potrebbe costituire un punto di svolta nella lotta globale contro i cambiamenti climatici. L'impegno accompagnerà gli sforzi europei nel campo della diplomazia climatica.

"Se alle parole seguiranno i fatti, l'annuncio che la Cina intende essere neutra in termini di emissioni di carbonio entro il 2060 potrebbe diventare un punto di svolta nella lotta contro i cambiamenti climatici."

Mentre in Europa ci troviamo attualmente ad affrontare un rapido peggioramento della "seconda ondata" della pandemia di COVID-19, non dovremmo perdere di vista la crisi climatica che minaccia l'umanità. Di recente ho assistito ai danni che sta già causando in Africa e le tempeste Alex e Barbara che hanno colpito l'Europa ci ricordano - sempre che sia necessario - il pericolo che ci troviamo ad affrontare.

L'Europa è in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici

Il Green Deal europeo è uno dei cardini del mandato di questa Commissione. Abbiamo già deciso di puntare alla neutralità climatica nel 2050 e stiamo attualmente discutendo di essere ancora più ambiziosi e ridurre le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Anche il piano per la ripresa Next Generation EU è stato costruito attorno a questa priorità.

"Possiamo affrontare efficacemente i cambiamenti climatici solo con un approccio globale in un quadro multilaterale."

Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti in questo settore: l'Unione europea è responsabile solo del 7% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Possiamo affrontare efficacemente i cambiamenti climatici solo con un approccio globale in un quadro multilaterale.

La questione del ruolo dei paesi in via di sviluppo

Dal vertice di Rio del 1992, una delle principali difficoltà per raggiungere accordi globali è stata la questione del ruolo che i paesi in via di sviluppo, in particolare la Cina, dovrebbero svolgere. In origine, i paesi in via di sviluppo ritenevano, secondo una logica che aveva un suo fondamento, che la responsabilità principale in materia di cambiamenti climatici incombesse ai paesi sviluppati e che, pertanto, questi ultimi dovessero compiere gli sforzi necessari. Tuttavia, l'esclusione dei paesi in via di sviluppo ha indotto anche gli Stati Uniti a rifiutarsi di ratificare il protocollo di Kyoto nel 1997.

Gli sviluppi economici e i cambiamenti a livello mondiale negli ultimi 30 anni hanno profondamente modificato la situazione. Dato il livello di sviluppo tecnologico della Cina (esplorazione dello spazio, tecnologia militare all'avanguardia, IA), il suo continuo autodefinirsi come un "paese in via di sviluppo" sembra sempre più anacronistico ed egoistico: la Cina è un attore internazionale in grado di assumersi maggiori responsabilità. Tuttavia, nel 2014 la Cina ha accettato di assumere impegni sulla limitazione delle sue emissioni di gas a effetto serra, aprendo la strada all'accordo di Parigi nel 2015.

 

La svolta dell'accordo di Parigi

Sebbene l'accordo di Parigi sia stato un vero passo avanti, gli scienziati sono consapevoli che, per il momento, gli impegni assunti dai diversi paesi con questo accordo sono ancora insufficienti a raggiungere l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2ºC entro la fine del secolo. Visto che la Cina è attualmente responsabile del 27% delle emissioni globali di gas a effetto serra (mentre gli Stati Uniti ne emettono il 14% e l'UE-27 e l'India il 7% ciascuna), i suoi sforzi di riduzione sono assolutamente fondamentali. Inoltre, la sua economia dovrebbe continuare a crescere e svolge un ruolo guida nei confronti delle economie emergenti e in via di sviluppo per quanto riguarda la loro posizione climatica.

"Gli impegni effettivamente assunti nel quadro dell'accordo di Parigi sono insufficienti per raggiungere l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2ºC entro la fine del secolo."

Nel suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 22 settembre 2020, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato due elementi nella lotta contro i cambiamenti climatici: "Puntiamo a raggiungere un picco delle emissioni di CO2 prima del 2030 e a conseguire la neutralità in termini di carbonio (link is external) entro il 2060". L'obiettivo di "raggiungere un picco prima del 2030" era previsto, ma non la neutralità in termini di emissioni di carbonio prima del 2060: l'annuncio è stato effettuato senza preavviso. In base alle politiche attuali, secondo i modelli climatici il mondo sarebbe più caldo di circa 2,7°C entro il 2100 (ora siamo a 1,1ºC). Se la Cina raggiungesse il suo nuovo obiettivo, si discosterebbe da questa traiettoria di 0,3 gradi. Si tratta di un passo importante.

Quest'anno si prevede che le parti dell'accordo di Parigi pubblichino obiettivi per la metà del secolo. Con questo annuncio la Cina intende profilarsi rispetto agli Stati Uniti in quanto difensore del multilateralismo e sostenitore di norme globali. La realtà è più complessa: in passato ho parlato di un "multilateralismo selettivo" o di un approccio selettivo "alla carta". Vedremo se questo annuncio è stato fatto ad uso e consumo della platea internazionale o se la neutralità in termini di emissioni di carbonio diventerà realmente un elemento chiave del prossimo piano quinquennale, che sarà discusso alla fine del mese.

 

"Il semplice fatto che la Cina riconosca la drammatica minaccia dei cambiamenti climatici e la necessità di ulteriori interventi è di fondamentale importanza."

"Tuttavia, il semplice fatto che la Cina riconosca la drammatica minaccia dei cambiamenti climatici e la necessità di ulteriori interventi è di fondamentale importanza. Da un punto di vista della politica interna, la serie di sfide da affrontare sul fronte del clima e dell'ambiente è tale da creare un senso di urgenza sociale all'interno del paese. Nonostante ciò, realizzare il nuovo obiettivo sarà una sfida enorme: in Cina i combustibili fossili rappresentano il 90% delle fonti energetiche e il carbone, quella tra tutte a più alta intensità di carbonio, genera due terzi dell'energia elettrica. Nel 2018 la Cina ha emesso 590 kg di CO2 equivalente per 1000 dollari del PIL, rispetto a 370 kg per gli Stati Uniti e a 230 kg per l'UE.

Tenuto conto della tradizionale cautela dimostrata dalla Cina nell'assumere impegni internazionali, l'annuncio suggerisce inoltre che i responsabili politici sono fiduciosi che il progresso tecnologico in materia di efficienza energetica e il costo delle energie rinnovabili possano consentire di raggiungere la neutralità in termini di emissioni di carbonio, senza ostacolare lo sviluppo economico del paese.

La Cina vuole diventare un "elettro-stato"

Esistono inoltre immense opportunità legate alle nuove tecnologie verdi in cui la Cina ha assunto una posizione di leadership. Oggi le imprese cinesi producono oltre il 70% dei moduli solari di tutto il mondo, il 69% delle batterie agli ioni di litio e il 45% delle turbine eoliche. Controllano inoltre gran parte della raffinazione di minerali essenziali per l'energia pulita, come il cobalto e il litio. Un obiettivo ambizioso a lungo termine fornirà un ulteriore stimolo allo sviluppo di queste tecnologie. Anziché uno Stato fondato sul petrolio, la Repubblica popolare cinese può diventare un "elettro-stato". Questo sviluppo avrà enormi conseguenze geopolitiche.

"È importante fissare un obiettivo ambizioso. Tuttavia, ciò che conta è conseguire i risultati e la Cina non ha ancora precisato in che modo raggiungerà il suo obiettivo per il 2060."

Negli ultimi mesi l'UE ha esortato la Cina a essere più ambiziosa in materia di clima e siamo lieti che l'annuncio vada in questa direzione. È importante fissare un obiettivo ambizioso. Tuttavia, ciò che conta è conseguire i risultati e la Cina non ha ancora precisato in che modo raggiungerà il suo obiettivo per il 2060. Il 14 settembre, durante l'ultima videoconferenza tra l'UE e i leader cinesi, è stato deciso di avviare un dialogo sul clima e sull'ambiente per spingersi oltre in questo settore. Il dialogo potrebbe concentrarsi sui percorsi da seguire per azzerare le emissioni nette. I temi principali dovrebbero essere la graduale eliminazione del carbone, il ruolo della fissazione del prezzo del carbonio, la diffusione dell'idrogeno. Inoltre, il dialogo potrebbe preparare il terreno per un'azione globale sulle emissioni di metano.

"La Cina dovrebbe cessare di finanziare l'approvvigionamento energetico basato sui combustibili fossili nei paesi terzi, a cominciare dal carbone."

Inoltre, non si tratta solo delle scelte energetiche interne della Cina: il 44% del sostegno cinese agli investimenti nel quadro dell'iniziativa "Belt and Road" riguarda l'energia. Ciò ha portato alla costruzione di molte centrali elettriche alimentate a combustibili fossili. Coerentemente con le aspirazioni a livello nazionale, la Cina dovrebbe cessare di finanziare l'approvvigionamento energetico basato sui combustibili fossili nei paesi terzi, a cominciare dal carbone. La questione dovrebbe inoltre figurare tra le priorità del dialogo UE-Cina e della preparazione della COP 26.

La necessità di coalizioni con grandi ambizioni

Cerchiamo coalizioni ambiziose con paesi che condividono la nostra determinazione a rispettare gli obiettivi dell'accordo di Parigi. Abbiamo sempre affermato che dobbiamo dispiegare una diplomazia climatica per condividere i nostri sforzi con il resto del mondo, in particolare con i grandi produttori di emissioni, e, naturalmente, vogliamo lavorare a stretto contatto con la Cina su questo tema. Potrebbe esercitare una forte pressione sugli altri produttori di emissioni affinché si prefiggano obiettivi più ambiziosi, in particolare in Asia, un continente che rappresenta oltre la metà delle emissioni globali, ma anche nelle Americhe. Il 2021 potrebbe diventare un anno di successo per l'azione per il clima, che culminerà nella COP-26 di novembre a Glasgow.

"Dobbiamo dispiegare una diplomazia climatica per condividere i nostri sforzi con il resto del mondo in particolare e, naturalmente, vogliamo lavorare a stretto contatto con la Cina su questo tema.

È ovvio che il promettente annuncio della Cina sui cambiamenti climatici avviene in un momento in cui esistono anche differenze significative e, di fatto, crescenti tra di noi, che si tratti della situazione a Hong Kong, del trattamento degli uiguri o della mancanza di reciprocità nelle nostre relazioni commerciali e di investimento. Questa situazione ci ricorda la complessità delle nostre relazioni con la Cina: il paese è un concorrente economico e un rivale sistemico, il cui sistema politico si basa su valori diversi dai nostri, ma è anche un partner per affrontare le sfide colossali del XXI secolo in un quadro multilaterale.

 "La Cina è al tempo stesso un concorrente economico e un rivale sistemico nonché un partner essenziale per affrontare le sfide colossali del XXI secolo in un contesto multilaterale."

Come ho già ricordato, non possiamo ridurre le complessità delle relazioni UE-Cina a una scelta binaria. Non si tratta di scegliere fra due opzioni, ma di accoglierle entrambe. Possiamo e dobbiamo intervenire con forza nei settori in cui il comportamento della Cina è contrario al nostro interesse o ai nostri valori universali e sviluppare la nostra "autonomia strategica", collaborando al tempo stesso a stretto contatto con la Cina per affrontare le sfide globali e fornire beni pubblici globali - la lotta contro i cambiamenti climatici ne è forse l'esempio più lampante.

 

 

 

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