Politica estera e di sicurezza (PESC)

Una voce sola

L’UE dispone di una propria politica estera e di sicurezza che le consente di esprimersi (e agire) con un’unica voce sulla scena mondiale. In un contesto internazionale e globalizzato, infatti, i 28 Stati membri hanno un peso e un’influenza maggiori quando agiscono congiuntamente come Unione europea, anziché come singoli attori.

Il trattato di Lisbona del 2009 ha dato un ulteriore impulso a questo approccio creando la figura dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al contempo vicepresidente della Commissione europea, e un servizio diplomatico europeo, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) .

Gli obiettivi perseguiti dalla politica estera e di sicurezza comune dell’UE sono: mantenere la pace e rafforzare la sicurezza internazionale conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; promuovere la cooperazione internazionale; sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, nonché il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Una diplomazia incisiva

L’UE è una figura di spicco nei negoziati internazionali su temi che spaziano dal riscaldamento globale al conflitto in Medio Oriente. La politica estera e di sicurezza comune dell’UE si fonda sul ricorso alla diplomazia, facendo leva, se necessario, sul commercio, sugli aiuti e sulle misure di sicurezza e difesa per risolvere i conflitti e promuovere la concordia a livello internazionale.

Forte dei suoi 28 Stati membri, l’Unione europea è protagonista sulla scena mondiale per importanza economica, commerciale e finanziaria e il suo peso cresce di pari passo con il numero delle decisioni comuni in materia di politica estera adottate dai paesi europei.

L’UE ha dato vita a partenariati con i principali attori sulla scena mondiale (vecchi e nuovi), ognuno con i propri interessi e le proprie vedute riguardo agli affari internazionali, e si adopera affinché siano basati su interessi e vantaggi reciproci, con diritti e doveri per entrambe le parti. L’UE organizza periodicamente incontri al vertice con Stati Uniti, Giappone, Canada, Russia, India e Cina. Le sue relazioni con questi e altri paesi riguardano diversi settori, tra cui istruzione, ambiente, sicurezza e difesa, criminalità e diritti umani.

Mantenimento della pace e stabilizzazione

L’UE organizza missioni di pace in diverse zone di crisi del mondo: nel 2008, ad esempio, ha inviato una missione di monitoraggio in Georgia per osservare la situazione e fornire aiuti umanitari agli sfollati, mentre nel dicembre dello stesso anno ha inviato in Kosovo 1 900 tra poliziotti e magistrati per contribuire a garantire l’ordine pubblico (EULEX Kosovo).

Mezzi d’intervento

L’UE non dispone di un esercito permanente, ma nell’ambito della sua politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) utilizza contingenti speciali messi a sua disposizione per:

  • operazioni congiunte di disarmo;
  • missioni umanitarie e di soccorso;
  • azioni di consulenza e assistenza militare;
  • prevenzione dei conflitti e operazioni di mantenimento della pace;
  • missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace e alla stabilizzazione in seguito a un conflitto.

Tutte queste attività possono contribuire alla lotta contro il terrorismo, anche tramite il sostegno a paesi terzi per combatterlo sul loro territorio.

Nell’ultimo decennio, l’UE ha realizzato 23 missioni (tra civili e militari) in tre continenti in risposta a situazioni di crisi, dal consolidamento della pace post-tsunami in Aceh alla protezione dei rifugiati in Ciad, fino alla lotta contro la pirateria al largo delle coste della Somalia e del Corno d’Africa. Il ruolo dell’UE quale garante della sicurezza è dunque in piena espansione.

Previa approvazione del Consiglio, l’UE ha inoltre la facoltà di intraprendere operazioni di reazione rapida con due gruppi tattici simultanei di 1 500 uomini.

Aperture all’esterno

Oltre che con la Russia, l’UE vuole consolidare le relazioni con Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. A questi paesi, l’UE offre ingenti finanziamenti e la prospettiva di accordi di libero scambio in cambio di riforme politiche ed economiche tese a rafforzare la democrazia.

Sull’onda della primavera araba del 2011, l’UE ha rilanciato la politica europea di vicinato (PEV) per esprimere la propria solidarietà alle legittime aspirazioni democratiche dei cittadini. Nata per rafforzare le relazioni dell’UE con i vicini a Est e a Sud, la PEV promuove l’associazione politica, l’integrazione economica e la mobilità. L’UE sostiene inoltre gli sforzi profusi a livello internazionale per portare la pace in Medio Oriente. Favorevole all’adozione della “soluzione dei due stati”, Israele e Palestina, l’UE collabora con Nazioni Unite, USA e Russia (con cui forma il cosiddetto “quartetto”) per incoraggiare le due parti a raggiungere un accordo.

L’UE riveste un ruolo altrettanto attivo con l’Iran, portando avanti i negoziati tesi a incoraggiarne il ridimensionamento del suo programma nucleare, ed è impegnata a intensificare le relazioni con i raggruppamenti regionali, soprattutto in Asia e in America Latina: i cosiddetti “partenariati rafforzati” mirano a conciliare gli aspetti economici, politici, sociali e culturali di queste relazioni.

Il processo decisionale nella politica estera dell’UE

Il principale organo decisionale dell’Unione europea è il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato e di governo dei 28 Stati membri, che si riunisce 4 volte l’anno. I membri del Consiglio europeo definiscono i principi e gli orientamenti generali della politica.

Il compito dell’alto rappresentante Catherine Ashton è assicurare maggiore coerenza alla politica estera dell’UE. Ashton presiede le riunioni mensili dei 28 ministri degli Esteri dell’Unione europea (Consiglio Affari esteri) e partecipa al Consiglio europeo, riferendo in merito agli affari esteri.

La maggior parte delle decisioni in materia di politica estera e di sicurezza è presa all’unanimità, ovvero richiede il consenso unanime di tutti gli Stati membri (che si esprimono con i rispettivi voti al Consiglio Affari esteri).

Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) assiste l’alto rappresentante nell’adempimento del suo mandato ed è il servizio diplomatico dell’Unione europea. Il SEAE conta su una rete di oltre 130 delegazioni e uffici in tutto il mondo, che promuovono e tutelano gli interessi dell’Europa, e lavora a stretto contatto con la Commissione europea e con i ministeri degli Esteri degli Stati membri.