Relazioni politiche e economiche

La Svizzera, situata nel cuore dell'Europa, e i 28 Stati membri dell'UE, con i loro circa 500 milioni di abitanti, intrattengono strette relazioni, non solo per ragioni storiche e geografiche ma anche per l'importanza degli scambi economici e culturali.

L’UE e la Svizzera condividono importanti valori politici che promuovono congiuntamente anche a livello internazionale, in particolare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, ma anche obiettivi come lo sviluppo sostenibile, la protezione del clima e la tutela della diversità culturale.

Sul fronte economico l'UE è il partner commerciale di gran lunga più importante della Svizzera. Basti pensare che circa l’80% delle importazioni svizzere provengono dall’UE e il 60% delle esportazioni svizzere è destinato all’Europa. Dal canto suo, la Svizzera è il quarto partner economico dell'UE, dopo gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. L'Europa esporta in Svizzera l'8% delle merci che produce e importa dalla Svizzera il 6% delle merci. Se si considerano gli scambi di servizi, la Svizzera è il terzo partner economico dell'UE in ordine di importanza.

In Svizzera vivono 1,2 milioni di cittadini europei e lavorano circa 270 000 frontalieri europei. Inversamente, 430 000 cittadini svizzeri risiedono in Europa.

Cooperazione tra l'Unione europea e la Svizzera

La stretta cooperazione tra l'Unione europea e la Svizzera si riflette in una fitta rete di trattati che comprende circa 120 accordi e poggia sull'Accordo di libero scambio concluso nel 1972. Tra il 1989 e il 1992 la Svizzera ha partecipato, insieme ai paesi partner dell'AELS, ai negoziati per la creazione di uno Spazio economico europeo (SEE). Il popolo svizzero ha tuttavia rifiutato l'adesione al SEE nel dicembre 1992. Da allora, è stata congelata anche la domanda di adesione inoltrata dal Consiglio federale a Bruxelles ancora prima della votazione sullo Spazio economico europeo.

Dopo il rifiuto del 1992, il Consiglio federale si è impegnato a concludere accordi settoriali specifici con l'UE per minimizzare gli svantaggi derivanti dalla mancata adesione al SEE. L'UE ha accettato di disciplinare in accordi settoriali questioni di interesse comune, una procedura che in Svizzera viene chiamata «via bilaterale».

Un primo pacchetto di accordi settoriali è entrato in vigore nel 2002 e permette alla Svizzera di partecipare a importanti ambiti del mercato unico europeo, uno spazio senza frontiere interne unico al mondo e vero e proprio cuore dell'Unione europea. Le libertà fondamentali che caratterizzano questo mercato sono quattro: libera circolazione delle persone, libera circolazione delle merci, libera circolazione dei servizi e libera circolazione dei capitali.

Grazie al secondo pacchetto di accordi, firmato nel 2004, la Svizzera può partecipare ad altre politiche settoriali europee quali giustizia, polizia, asilo e fiscalità, ambiente, cultura e istruzione. Ne è un esempio l'accordo di associazione a Schengen-Dublino che agevola la mobilità tra la Svizzera e l'UE grazie all'abolizione dei controlli delle persone alle frontiere tra gli Stati e al contempo intensifica la cooperazione transfrontaliera in materia di sicurezza. Va menzionata anche la partecipazione a pieno titolo della Svizzera ai programmi europei MEDIA, apprendimento permanente e Gioventù in azione, avviata nel 2011, che schiude nuove prospettive per il futuro. Infine, il contributo all'allargamento dell'UE, approvato dal popolo svizzero nel 2006, è l'espressione della solidarietà della Svizzera verso l'Europa. Con esso, la Svizzera sostiene l'obiettivo dell'UE di ridurre le disparità economiche e sociali in Europa.

Attualmente si sta discutendo sulla conclusione di nuovi accordi tra l'UE e la Svizzera in numerosi ambiti, ad esempio sulla possibile partecipazione della Svizzera al mercato interno europeo dell'energia elettrica o sulla revisione dell'accordo sulla fiscalità del risparmio. In vista della partecipazione svizzera ai nuovi ambiti del mercato europeo, nell'UE e in Svizzera devono vigere le stesse regole. In particolare, occorre garantire l’applicazione simultanea del diritto del mercato unico e la sua interpretazione omogenea come pure l'introduzione di meccanismi indipendenti di sorveglianza, attuazione e risoluzione delle controversie. Per risolvere le «questioni istituzionali» i due partner intendono negoziare un accordo globale che potrebbe assicurare una nuova e più solida base alle relazioni bilaterali.

  • L'accordo di Schengen